Il valore del BIG DATA

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       Scritto da Nadia Vivante

L’evoluzione industriale ormai giunta alla “versione” 4.0 ha portato le aziende all’utilizzo di impianti produttivi sempre più automatizzati e tecnologici che producono una grande quantità di dati, i “Big Data”. Ma cosa sono e perché sono così importanti per una PMI?

I “Big Data” sono i dati, informazioni, che vengono creati dai macchinari, dai sensori, dagli impianti produttivi e circolano dentro e fuori le aziende. Secondo il Mckinsey Global Institute oggi sono già più di 30 milioni collegati in rete e il numero lievita del 30% ogni anno.

L’importanza e veridicità dei Big Data non risiede nella quantità, ma nella loro qualità e all’utilizzo che ne viene fatto. Il flusso di dati cresce in velocità e varietà e bisogna quindi capire come immagazzinarli, quali sono importanti per monitorare il nostro impianto e quali per pianificare il lavoro futuro dell’azienda. Nel 2001, Doug Laney (allora vice presidente e Service Director dell’azienda Meta Group) descrisse in modo sintetico i Big Data dividendoli in tre categorie – le 3V:

  • Volume – si riferisce alla quantità di dati raccolti che provengono da un grande numero di sorgenti e oggi il volume è in continua crescita che rende impossibile all’essere umano riuscire a gestirli;
  • Velocità – fa riferimento ovviamente alla velocità con cui i dati vengono generati e poi trasmessi che richiede quindi anche un trattamento sempre più tempestivo;
  • Varietà – provenendo da diverse sorgenti, i “Big Data” presentano tanti tipi di formato, protocolli che devono essere correttamente gestiti.

Con il passare degli anni sono state aggiunte due nuove V:

  • Veridicità – i dati devono essere affidabili, lo sviluppo industriale sempre più veloce ha messo in risalto come cambiano le tecnologie di gestione dei dati che devono però mantenere l’integrità delle informazioni;
  • Variabilità – molti più dati, in differenti formati e provenienti da diversi contesti. La mutevolezza del loro significato è un aspetto da tenere sempre in considerazione quando si va ad analizzarli e interpretarli.

Negli ultimi anni i Big Data sono stati definiti il nuovo petrolio o il nuovo oro in quanto si è finalmente compreso la loro fonte inestimabile di valore. È grazie ad essi e al loro utilizzo che l’Imprenditore può:

  • Ridurre tempi e costi,
  • Ottimizzare il processo produttivo,
  • Eliminare l’errore umano,
  • Ridurre gli sprechi di materia prima,
  • Ridurre i consumi energetici.

Limitarsi però alla sola raccolta dei dati, non garantisce di avere tutte le informazioni necessarie e soprattutto di estrarre conoscenza da essi. Quando si parla di dati, informazioni o conoscenza si parla di aspetti diversi ma in relazione fra loro. L’informazione è quindi il risultato di un processo di analisi e per fare questo e permettere che i Big Data vengano trasformati in consapevolezza utile nei processi aziendali per migliorare le performance e la qualità, si devono necessariamente usare strumenti di Analytics. E’ quindi stato aggiunta un sesta V nella valutazione dei Big Data: il valore. Ed è qui che le metodologie di Big Data Analytics diventano fondamentali per estrarre valore, che servirà all’Imprenditore per prendere decisioni più informate, tempestive e consapevoli:

  • Prendere decisioni più rapide – la raccolta quotidiana dei dati consente all’imprenditore di verificare i processi produttivi avendo una nuova prospettiva e avere una maggiore chiarezza su come si sta lavorando. Il monitoraggio in tempo reale dell’impianto permette di intervenire in modo tempestivo dove necessario e più l’analisi sarà avanzata maggiore sarà il vantaggio competitivo.
  • Aumentare l’efficienza – come già detto, per rendere utili i Big Data si deve usarli nel modo giusto. Vanno quindi analizzati correttamente per semplificare i processi, ridurre i costi e ottimizzare la produzione.
  • Aumentare flessibilità – grazie alle informazioni ottenute dall’analisi dei Big Data, una PMI può modificare le proprie strategie in tempi rapidi per adeguarsi alle esigenze del mercato, di produzione e qualità, diventando quindi più competitiva.
  • Salvaguardare l’impianto – grazie alla mole di informazioni che provengono dai macchinari, si può utilizzare la manutenzione predittiva per diminuire i fermi macchina e mantenere in salute il proprio parco macchine, allungandone la vita.

La manutenzione predittiva è proprio un’evoluzione dell’analisi dei dati di cui abbiamo parlato: attraverso l’utilizzo dei Big Data e tecniche di Machine Learning si può controllare in tempo reale cosa succede nella propria azienda, ma anche prevedere possibili guasti o difetti di produzione.

Da una ricerca dell’Osservatorio Innovazione digitale nelle PMI del Politecnico di Milano è risultato che nel 2020 solo il 26% delle PMI italiane era pronto a sfidare i mercati mondiali grazie all’utilizzo di processi produttivi. La ricerca ha permesso di definire 4 profili digital delle PMI italiane:

 

Come abbiamo visto i Big Data in possesso di un imprenditore sono tanti e sempre in crescita e non è possibile gestirli da soli. Per poterli impiegare al meglio si deve quindi scegliere e utilizzare lo strumento migliore per le proprie esigenze aziendali e affidarsi ad un partner che sappia come sfruttare questa miniera di informazioni affiancando l’imprenditore e il suo team in questo percorso verso il futuro dell’industria.

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