GLI ERRORI PIÙ COMUNI NEL PROCESSO DI TRASFORMAZIONE IN INDUSTRIA 4.0

Interconnessione tardiva
       Scritto da Claudio Vivante

Con l’avvento della digitalizzazione del processo produttivo in ottica Industria 4.0, le PMI si sono ritrovate ad affrontare questo nuovo percorso di miglioramento dell’efficienza dell’impianto.

Ma concretamente, cosa comporta la trasformazione in Smart Factory? Ci sono degli errori comuni da evitare?

Innanzitutto, definiamo brevemente cosa si intende per trasformazione 4.0 o digitalizzazione 4.0 o industria 4.0:

  • Utilizzare macchinari di nuova generazione
  • Creare un flusso di informazioni e di dati, che si muove a tutti i livelli dell’azienda ed in tutte le direzioni
  • Integrare i software per agevolare il lavoro a tutti i livelli
  • Tracciare tutti i dettagli della produzione
  • Gestire semplicemente il processo lavoro

Incontrando tante imprese che stanno lavorando per trasformarsi in ottica 4.0, nella accezione che abbiamo visto poco fa, ho avuto modo di parlare con imprenditori, titolari di aziende, amministratori, responsabili di produzione e della qualità e manager e cogliere alcuni segnali che ci sono dei problemi durante la trasformazione.

Dunque, perché le imprese soffrono durante la trasformazione 4.0?

Premetto che è normale che ci siano dei problemini in trasformazioni di questa portata. La cosa importante è cogliere quanto prima i segnali che qualcosa non va e capire come fare per gestire i problemi per raggiungere gli obiettivi.

Il sogno di un solo individuo

Gli imprenditori hanno un obiettivo di trasformazione ovvero di miglioramento. Nella maggior parte dei casi risulta che siano solamente gli imprenditori a desiderare i benefici potenziali della digitalizzazione, più dei dipendenti, che lo vivono come uno sconvolgimento del loro metodo di lavoro.

Come accorgersi di questo problema? Manca completamente la prospettiva del divenire e questo aspetto può dipendere da due possibili scenari: nessuno dei dipendenti propone delle azioni migliorative o lo staff «fatica» a gestire il cambiamento delle procedure e degli strumenti.

Nessuno in azienda è proattivo. La spinta positiva della trasformazione perde molto potenziale se l’unica prospettiva è quella del titolare: ci sono imprenditori con un carattere molto forte, che tendono a imporsi e il personale, quindi, non si mette in gioco oppure non gli è mai stata data la possibilità di mettersi in gioco in passato.

Lo staff «fatica» a gestire il cambiamento delle procedure e degli strumenti. A volte, i dipendenti e gli operai frenano il cambiamento usando male le nuove procedure ed i nuovi strumenti. Per esempio, se l’imprenditore si accorge di un difetto in un software o di un grafico con dati sbagliati e nessuno dei dipendenti lo aveva notato, la domanda che dovrebbe farsi subito l’imprenditore è: «qui qualcuno usa i software?», «nessuno vede che i dati sono sbagliati?», «qualcuno utilizza lo strumento per fare il lavoro?»

Il cambiamento richiede tempi biblici

Questo è un segnale a cui bisogna fare moltissima attenzione. Infatti, se la trasformazione richiede troppi mesi senza che si vedano cambiamenti, il disincanto prende il posto dell’entusiasmo e questo è molto pericoloso a tutti i livelli. Si comincia a criticare il nuovo sistema di gestione e si sentono commenti del tipo «era meglio come facevamo prima» oppure «prima era più semplice.. »   

Come detto al punto precedente, la squadra rimane in attesa del «capo» per ogni scelta invece di supportare l’impresa con proposte e con idee. Gli strumenti che dovrebbero aiutare a decidere, in verità, rallentano il cambiamento e tutte le decisioni sono ancora responsabilità del capo, che non immaginava così la transizione 4.0 e ne soffre maggiormente.

Il gioco di squadra viene messo in secondo piano

Si verifica questa situazione quando il cambiamento è gestito in prima persona dall’imprenditore anziché dai suoi manager. A volte l’imprenditore pensa «i manager fanno il loro lavoro, intanto io mi occupo di progettare il futuro dell’azienda. Questo è rischioso, un po’ come fare la traversata del deserto in solitaria.

Per esempio, può capitare che tutti gli investimenti per la raccolta e gestione dei dati non portano le informazioni desiderate alle persone giuste, oppure non le portano al momento opportuno. Di conseguenza, queste situazioni possono portare l’imprenditore a dire «queste cose facevo prima a farle io che a farle fare agli altri» oppure «avevo tutti i dati 10 anni fa, perché ora non riesco ad averli?!».

Le situazioni che abbiamo descritto prima sono sintomi di problematiche, può o meno grandi, che vanno gestiti il prima possibile.

Quindi, quali possono essere le possibili soluzioni per risolvere queste problematiche?

Oggi la maggior parte delle aziende usa la transizione 4.0 per gestire il processo produttivo così come lo hanno strutturato negli anni passati e non per migliorarlo. Infatti, molto spesso capita che l’imprenditore ha modellato il processo produttivo sulla base della sua esperienza, negli anni passati e quindi in azienda nessuno può cambiarlo.

Bisogna, però, partire dal presupposto che la transizione 4.0 è il mezzo per raggiungere nuovi traguardi di efficienza, bisogna rendere tutto lo staff degli “attori” attivi sugli obiettivi che si vogliono raggiungere e spronarli a essere maggiormente propositivi nel condividere le idee per migliorare il processo con cui tutti i giorni hanno a che fare.

Come ho sottolineato maggiormente in questo breve articolo, la raccolta e l’analisi dei dati è solamente il punto di partenza per iniziare il percorso di digitalizzazione del processo perché il vero cambiamento 4.0 si può attuare solamente con azioni correttive a diversi livelli del processo produttivo, rendendo partecipi in modo attivo tutti i dipendenti aziendali.

Affidati agli esperti della Transizione 4.0 intelligente del team di T4SM. Contattaci per aver maggiori informazioni.

Scarica la presentazione per scoprire di più.

 

 

 

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